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CUSTODI DELLA BIODIVERSITÀ

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CUSTODI DELLA BIODIVERSITÀ

CUSTODI DELLA BIODIVERSITÀ

CUSTODI DELLA BIODIVERSITÀ

LE NOSTRE ORIGINI

la nostra storia

una terra unica

scopri i nostri vini

sostenibilità

le nostre origini

L’identità Artigianale Nasce dalla Famiglia

Una Famiglia Biculturale, Unita da una Visione Comune

Due personalità i cui contrasti si trasformano in forze complementari: una radicata negli antichi ritmi dell’Abruzzo, l’altra nutrita da uno sguardo aperto sul mondo. Insieme, Antonella e Rodrigo incarnano il paradosso che è al cuore della grande arte del vino: onorare la tradizione senza lasciarsene imprigionare.

Autentica. Incontaminata. Visionaria.

Antonella ha l’Abruzzo nel sangue. Proveniente da una famiglia che ha sempre ricercato l’eccellenza nel cibo e nel suo rapporto con la natura, è cresciuta tra gli oliveti collinari e gli antichi vigneti di Loreto Aprutino, assorbendo quella tradizione agricola che costituisce l’identità profonda di questo borgo di settemila abitanti.

Instancabile Giramondo

Rodrigo è, per usare le sue parole, un “giramondo compulsivo e poliedrico”, che ha fatto propria l’affermazione di Eraclito, “Panta Rei” – tutto scorre – elevandola a principio personale. Per Rodrigo, il cambiamento è inseparabile dallo sviluppo, dal miglioramento e dalla crescita. È arrivato in Italia spinto dalla passione per la sua cultura gastronomica: l’Italia è, come ama dire, “la più grande Mecca mondiale del cibo, la culla dell’eccellenza culinaria”.

L’Identità Artigianale Nasce dalla Famiglia

L’identità artigianale, non come questione di dimensione produttiva o di scelta varietale, ma come filosofia: “Non è una questione di quante bottiglie si producono o di quale vitigno si pianta, ma dell’autenticità e del piacere che il vino sa esprimere nel calice.” Rodrigo e Antonella credono che la vera resistenza all’omologazione produttiva possa essere perseguita solo con apertura mentale, creatività e capacità di ascolto.

Trasmettere i Valori Più Profondi

Gaia, Matteo e Julia. È a loro che hanno già iniziato a trasmettere i valori più profondi della famiglia: l’audacia nella vita, la passione per la tenuta, il rispetto per l’unicità del terroir e l’amore per quella cultura che trabocca da ogni angolo d’Abruzzo. Il vigneto di cui oggi si prendono cura è anche un’eredità che stanno preparando per il futuro.

Non est ad astra mollis e terris via

Non esiste una via facile dalla terra alle stelle

SENECA

la nostra storia

Una Vita di Avventura e Crescita

Nel 2001, attratti dallo straordinario potenziale di una terra unica in Italia, Antonella e Rodrigo scelsero di dare forma alla loro visione di una tenuta collinare a Loreto Aprutino, gioiello dell’Abruzzo medievale tra la costa adriatica e il massiccio del Gran Sasso, mettendo a dimora i loro primi vigneti di Trebbiano e Montepulciano. Da una visione condivisa – dare a questo antico terroir una voce all’altezza della sua eredità – è nata, in venticinque anni, una delle realtà vinicole sostenibili più riconosciute d’Italia.

Oggi, Diversitas si estende su quarantacinque ettari di vigneti e oliveti di proprietà. I suoi vini sono presenti in oltre settanta Paesi. Ma i numeri raccontano solo una parte della storia. La verità più profonda risiede nella terra stessa: nei suoli argilloso-calcarei modellati dai fiumi glaciali, nell’escursione termica tra le brezze del mare Adriatico e i venti dell’Appennino, in una biodiversità tanto ricca che oltre un terzo dell’Abruzzo è ancora protetto da quattro Parchi Nazionali e Riserve. Questa è la regione più verde d’Europa, ed è qui che la famiglia Redmont–Di Tonno ha scelto di mettere radici.

2001

L’Inizio
Il progetto di famiglia prende vita con i primi 15 ettari di vigneto

2001

L’Inizio
Il progetto di famiglia prende vita con i primi 15 ettari di vigneto

Una Dimora Storica
Acquisto di Palazzo Vicini Zecca, nel segno del profondo legame con la comunità

2017

Una Dimora Storica
Acquisto di Palazzo Vicini Zecca, nel segno del profondo legame con la comunità

2017

2018

Espansione dei Vigneti
Alla tenuta si aggiungono 30 ettari di vigneto a Collecorvino

2018

Espansione dei Vigneti
Alla tenuta si aggiungono 30 ettari di vigneto a Collecorvino

Resilienza
Il Covid si abbatte sul mondo e la famiglia affronta la sua prova più dura

2019

Resilienza
Il Covid si abbatte sul mondo e la famiglia affronta la sua prova più dura

2019

2023

Nasce Diversitas 
Lancio della linea Diversitas, espressione dell’identità unica della tenuta 

2023

Nasce Diversitas
Lancio della linea Diversitas, espressione dell’identità unica della tenuta

Inizia il Rinnovamento
Avvio del restauro integrale di Palazzo Vicini Zecca

2024

Inizia il Rinnovamento
Avvio del restauro integrale di Palazzo Vicini Zecca

2024

2026

Una Nuova Era
Completamento di una cantina all’avanguardia

2026

Una Nuova Era
Completamento di una cantina all’avanguardia

Omnium enim rerum principia parva sunt
Ogni grande realtà nasce da un piccolo inizio

CICERONE

una terra unica

Perché l’Abruzzo è Senza Eguali

Esistono luoghi al mondo che la geografia stessa sembra aver scelto di proteggere. L’Abruzzo è uno di questi. Stretta tra la dorsale degli Appennini e il mare Adriatico, questa regione montuosa dell’Italia centrale ha a lungo resistito alle forze omologanti che hanno appiattito gran parte del paesaggio europeo. Il risultato è un patrimonio biologico quasi senza pari nel continente.

La chiave della straordinaria biodiversità dell’Abruzzo risiede nella sua eccezionale varietà altimetrica: dalle dune costiere sul livello del mare fino alle imponenti vette appenniniche dei massicci del Gran Sasso e della Majella, alcune delle quali superano i 2.900 metri. All’interno di questo spazio così concentrato convivono ecosistemi completamente diversi tra loro: la macchia mediterranea, antiche faggete e querceti, prati subalpini e altopiani scolpiti dai ghiacciai. Ciascuno ospita una propria comunità di specie, molte delle quali endemiche, presenti cioè in nessun altro luogo del pianeta.

La regione ospita circa 2.200 specie vegetali, una quota straordinariamente significativa dell’intero patrimonio floristico italiano. Le sue foreste comprendono alcune delle più antiche faggete primarie d’Europa, riconosciute dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. Orchidee rare, stelle alpine appenniniche, fiori selvatici marsicani: il paesaggio è un manoscritto di evoluzione botanica che ancora oggi si lascia leggere.

La fauna rispecchia la stessa ricchezza. L’Abruzzo custodisce l’orso bruno marsicano, uno dei grandi mammiferi più gravemente minacciati d’Europa, insieme al lupo appenninico, al camoscio, all’aquila reale, alla lince appenninica e a oltre 300 specie di uccelli. Nei fiumi vivono lontre e rare specie d’acqua dolce. Questo non è semplicemente un territorio rurale: è un santuario naturale. Le ragioni di questa conservazione sono in parte storiche: la povertà e l’isolamento delle comunità montane hanno fatto sì che l’agricoltura industriale su larga scala non penetrasse mai in queste valli. Per necessità, questa terra ha potuto continuare a essere se stessa. Ciò che il mondo moderno chiama “biodiversità”, il popolo abruzzese lo ha sempre chiamato casa.

L’Abruzzo non è soltanto una terra diversa.
È l’immagine dell’Europa di un tempo, prima che
perdessimo la capacità di ascoltare la terra.

RODRIGO REDMONT

i custodi

Le Misure che Proteggono il Mondo Vivente

L’Abruzzo non affida la propria biodiversità al caso. La regione dispone di uno dei sistemi di tutela più articolati e completi d’Italia, imperniato su tre grandi parchi nazionali che insieme coprono quasi un terzo del territorio regionale: una concentrazione di aree protette senza eguali nell’Italia continentale. Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, istituito nel 1923 e tra i più antichi d’Italia, è stato il fulcro del recupero faunistico. Qui è stato avviato il ritorno del lupo sull’Appennino e qui sopravvive l’ultima popolazione vitale di orso bruno marsicano. La rigorosa articolazione del parco – dalle aree centrali integralmente protette alle zone cuscinetto gestite – consente alla natura di trovare il proprio equilibrio. Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga protegge una delle cime più elevate dell’Appennino e il vasto altopiano di Campo Imperatore – spesso definito “il Piccolo Tibet” – un paesaggio d’altura battuto dai venti che custodisce comunità vegetali endemiche e corridoi migratori di importanza continentale. Il Parco Nazionale della Majella, celebre come santuario botanico, ospita oltre 2.000 specie vegetali, tra cui numerose specie endemiche e piante officinali. Per il suo impegno nel lasciare che i processi naturali si svolgano senza intervento umano, ha ricevuto da Europarc Federation il riconoscimento di European Wilderness.

Al di là dei parchi, la regione mantiene una vasta rete di riserve naturali, aree umide protette ai sensi della Convenzione di Ramsar e misure agroambientali che compensano gli agricoltori per le pratiche favorevoli alla fauna selvatica. La Regione Abruzzo ha investito in banche dei semi, nella conservazione ex situ di varietà vegetali endemiche e nel monitoraggio delle popolazioni di impollinatori, riconoscendo che api e farfalle costituiscono l’infrastruttura invisibile del paesaggio. Le comunità locali partecipano attraverso programmi di pastorizia sostenibile che mantengono aperti gli habitat prativi – fondamentali per gli uccelli che nidificano al suolo e per la diversità floristica – garantendo al tempo stesso sostenibilità economica ai pastori di montagna. L’antica pratica della transumanza, la migrazione stagionale delle greggi lungo gli storici tratturi, è stata recuperata e tutelata come patrimonio vivente, culturale ed ecologico.

I nostri ideali, le nostre leggi e le nostre consuetudini dovrebbero fondarsi sul principio che ogni generazione, a sua volta, diventa custode – e non proprietaria assoluta –
delle nostre risorse

ALBERTO MORAVIA

SCOPRI I NOSTRI VINI

L’Avventura Comincia nel Calice

Il conoscitore non beve vino,
ma ne assapora i segreti

SALVADOR DALÌ

sostenibilità

La Biodiversità è l'Anima del Vino

Per la famiglia Redmont–Di Tonno, la sostenibilità non è una scelta di marketing. È un impegno etico, un metodo di produzione e una pratica quotidiana, che si riflette in ogni decisione: da come viene approvvigionata l’energia a come il sapere viene trasmesso alla generazione successiva. La tenuta opera esclusivamente con energia proveniente al 100% da fonti rinnovabili, fornite da impianti eolici e solari locali. Bottiglie in vetro più leggere riducono l’impronta carbonica di ogni spedizione. Dal 2007, tutti i rifiuti di cantina vengono differenziati e riciclati, mentre bucce e vinaccioli tornano al suolo sotto forma di compost. La gestione dei parassiti privilegia l’equilibrio naturale della vite, eliminando erbicidi e insetticidi ad ampio spettro a favore della biodiversità: habitat per i rapaci, insetti utili e colture di copertura tra i filari.

Il vino non si fa in cantina. Il vino nasce dal suolo, dall’aria, dalla comunità invisibile di organismi che trasformano la luce del sole e i minerali in qualcosa che custodisce la memoria di un luogo. La biodiversità non è un elemento accessorio del vino: ne è il fondamento più profondo. In Abruzzo, il Montepulciano d’Abruzzo prospera da secoli accanto a siepi spontanee, antichi oliveti e alla complessità aromatica della flora appenninica. Questa prossimità non è casuale. La straordinaria diversità vegetale della regione sostiene una ricchezza altrettanto ampia di microbiota del suolo – batteri, funghi, nematodi e artropodi – che riciclano i nutrienti, fissano l’azoto e costruiscono la struttura dell’humus da cui le radici della vite traggono il loro carattere. I funghi micorrizici – le reti sotterranee che collegano le radici delle piante all’ecosistema del suolo – sono molto più diversificati e abbondanti nei paesaggi selvatici e ricchi di biodiversità. Le viti che crescono in questi contesti sviluppano apparati radicali più profondi, una maggiore complessità minerale e una più elevata resilienza allo stress: qualità essenziali per dare vita a vini dotati di profondità, tensione e identità.

Gli impollinatori sostenuti dalla ricchezza di fiori spontanei dell’Abruzzo – dai bombi autoctoni ai sirfidi, fino alle api solitarie muratrici – favoriscono il ciclo riproduttivo della vite e la salute dell’intero ecosistema agricolo. Senza api non c’è frutto. Senza habitat selvatici non ci sono api. Queste connessioni non sono metaforiche: sono biologiche e misurabili. Il relativo isolamento dell’Abruzzo dalla monocoltura industriale ha permesso a molti vigneti di conservare antiche popolazioni di vite, la diversità delle varietà locali e comunità di lieviti naturali che esprimono il terroir con una fedeltà impossibile da replicare con la tecnologia. I lieviti ambientali presenti sulle bucce delle uve abruzzesi – ceppi autoctoni di Saccharomyces e non-Saccharomyces – sono un prodotto diretto della ricchezza ecologica del paesaggio. Sono, nel senso più autentico, il sapore della biodiversità.

La regolazione della temperatura assicurata dalla copertura forestale intatta, l’equilibrio idrico garantito dalle zone umide, la prevenzione dell’erosione resa possibile dalle reti radicali: tutti questi servizi ecosistemici, sostenuti dalla biodiversità, determinano la qualità e il carattere della vendemmia. Un paesaggio degradato non può generare un vino nobile, perché le condizioni stesse della complessità e dell’equilibrio vengono compromesse alla loro origine.

Una vite che cresce in un suolo morto produce soltanto liquido. Una vite che cresce in un ecosistema vivo produce vino
e qualcosa di più: l’impronta di un luogo.

ANTONELLA DI TONNO

il nostro manifesto

La famiglia Redmont-Di Tonno assume questi impegni
nei confronti della propria terra, della propria comunità, dei propri clienti e dei propri figli

Coltiveremo in modo sostenibile, guidati dalle colture di copertura e dalla biodiversità. Restituiremo al suolo ciò che da esso prendiamo.
Lasceremo i nostri vigneti più sani di come li abbiamo trovati.

Produrremo vini che sappiano raccontare con sincerità la loro origine: i suoli calcarei modellati da antichi fiumi, il dialogo termico tra mare e montagna, i vitigni autoctoni radicati in duemila anni di storia. All’omologazione risponderemo con curiosità, creatività e con la silenziosa arte dell’ascolto.

Perseguiremo la più alta espressione di ogni vitigno, in ogni annata, senza compromessi. Comprendere la materia prima e interpretarne i dettagli più minuti, passo dopo passo in ogni fase del processo enologico, è l’unica via che conosciamo verso la qualità.

Siamo orgogliosi di essere la prima azienda vitivinicola al mondo certificata GEEIS e continueremo a costruire una realtà in cui parità di genere, diversità e benessere delle persone non siano un obiettivo da inseguire, ma semplicemente parte di ciò che siamo.

Stiamo crescendo una nuova generazione alla quale trasmetteremo non solo una cantina, ma anche un insieme di valori: l’audacia nella vita, la passione per la terra, il rispetto per la cultura e la consapevolezza che i vini più grandi sono quelli che portano con sé il peso di tutto ciò che li ha preceduti.

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